L’ULTIMO VIAGGIO, che è la condizione dell’inizio. AMEN.

Sapete tutti cosa voglia intendere. E’ una conclusione. D’una preghiera; invocazione; speranza. Ritualità; lallazione fideistica; ripetizione liturgica.

E’ un tentativo, un sigillo; il francobollo d’una comunicazione ultraterrena. Vera, presunta, fattuale cosa importa? Insorgeranno gli orfanelli di Dio, quelli che hanno la prova scientifica che Dio non esiste; i marxisti dialettici, quelli che hanno sempre fallito tutto; gli integralisti religiosi, quelli che hanno la prova scientifica che Dio esiste. Dubbio, possibilità, speranza che tutto non si riconduca ai vermi dissolutori, “forza operosa” manducante ogni realtà. Insorgeranno stuoli di giudici improvvisati blateranti da cattedre immaginarie fatte di rabbia e disillusione. Amen.

Sto ascoltando Franz Liszt ( Les préludes, symphonic poem No.3, S.97).

La musica mi porta sempre altrove. Dove? Non so; altrove. Un accordo di matematica ed armonia soffuso di grazia e sapienza; un respiro d’Universo. Quasi un cielo stellato, dove pure è questa musica; più invisibile all’udito ma percepibile alla vista. Sintesi mirabile fra l’udire ed il vedere, cioè fra ebraismo e grecità cristiano- pagana. Come in queste stupende evocazioni di Van Gogh. Amen.

Parola ebraica, non per primitivi meccani che solo hanno malamente scopiazzato. Né per chi scambia l’ottusità feroce della bigotteria per la difficile bellezza della Fede. Amen.

Conclusione d’un messaggio, chiuso nella bottiglia dei giorni. Amen; e la giostra ruota implacabile su avvitamenti di tempo. Amen. La conclusione. Perché concluderemo il nostro giro corporeo. Forse la parola “Amen” deriva dal nome del dio egizio Amon e per questa via ribadirebbe la tesi dei tre saggi di Freud. Forse. Non so. Non so nemmeno se il messaggio nella bottiglia dell’esistenza arrivi a qualcosa. Ma che importanza ha? Se, come ho sempre sostenuto, il valore della ricerca non sta in cosa si trova ma nella ricerca stessa, è possibile che il valore della parola non stia in cosa si raggiunga ma nella speranza della comunione fra Parola e Verbo. Chissà; mi tengo i miei dubbi e la mia musica e lascio volentieri ad altri le sintassi delle proprie certezze.

Forse la morte non è la fine di tutto. Van Gogh e le sue stupende evocazioni ci conforti. Umile, povero, disperato Vincent con la tua fede di bellezza e di colore improfondito in un bagno di materna ed accogliente stellarità.

Chissà forse hai visto più lontano.

SINESTESIE SICILIANE

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