“L’aria, l’acqua, la terra e il fuoco” è il titolo della mostra personale che Chicco Calleri ci regala a Siracusa dal 2 al 18 luglio.

La sezione del fuoco è quella calda, dove esplodono le passioni, il sentire proprio dell’essere umano.

In questo settore vi sono molti ritratti. Il soggetto è l’anima, ritratta in un punto impercettibile di contatto che l’artista instaura con il modello.

Volto di donna di Chicco Calleri

Il pittore, nel momento in cui decide di dipingere l’altro, diverso da sé, prende in carico la ferma intenzione di scoprire un altro mondo, quello dell’interiorità dell’essere che ha di fronte.

Questo processo di catarsi avviene in Chicco Calleri come in qualsiasi altro artista che si trova dinanzi a un ritratto in divenire.

La premessa ci porta ad accostare la pittura di Calleri a quella di uno dei più grandi artisti di tutti i tempi, che ha fatto del ritratto un mezzo per scandagliare l’animo umano, mostrando attraverso la pittura ciò che gli occhi non possono vedere, ma che l’anima riesce a cogliere all’interno dell’individuo.

Amedeo Modigliani concretizza prevalentemente la sua produzione in opere che ritraggono persone a lui vicine, modelli, personaggi che animano la Parigi del primo ‘900.

Spesso le figure non sono riprodotte realisticamente, ma si materializzano sulla tela riflettendo un’immagine che l’artista vede dentro se stesso.

Ritroviamo così dei visi lontani dall’apparenza reale e, frequentemente, gli occhi sono vuoti in una sorta di ermetismo.

Si tratta di ritratti interpretativi, di amici, amanti, modelle, che condividono con lui questa maniera di vedere la vita, ma, non a caso, tutti sembrano interrogare, a loro volta il pittore che li ha ritratti, in un dialogo destinato a permanere in eterno.

Accostando i dipinti di due artisti differenti, come Calleri e Modigliani, non possiamo non cogliere alcune similitudini che ci conducono su uno stesso percorso di produzione artistica.

Entrambe le figure riproducono due visi di donne in dissolvenza. Modigliani sceglie di definire i contorni con un sottile filo nero che delimita la materialità corporea. Il suo pensiero è sempre rivolto alla scultura e la stessa pittura sembra definire una forma marmorea.

In Chicco Calleri i contorni non sono definiti, ma neanche i fondamenti del viso. Il rapporto tra Calleri e la donna è profondo, l’artista ne coglie i tratti più intimi ma non sente il bisogno di palesarli all’esterno. Dalla visione lo sguardo appare serio ed è pieno di pensieri. Gli stessi capelli folti, riprodotti con un blu che tende a raggiungere il nero, denotano uno stato d’animo profondamente conturbato. Eppure il bianco del viso si afferma con positività nel momento in cui la donna vuole mostrarsi.

Anche il viso riprodotto da Modigliani che, in questo caso, rappresenta Beatrice Hastings, una delle sue amanti, è mostrato in dissolvenza. Definisce i tratti salienti, ma i particolari sono alterati volutamente. In quel momento non è importante ciò che appare, ma ciò che la donna sente e che vuole trasmettere all’artista.

Il colore è pieno in entrambi i dipinti e si mescola con forza creando opposizioni, contatti inaspettati ma possibili.

Lo sfondo delle due opere è realizzato con tinte calde, a far prevalere un atteggiamento di accondiscendenza e di amorevole predisposizione al contatto.

L’accostamento tra Chicco Calleri e Amedeo Modigliani è destinato a continuare, a essere approfondito. E ciò avverrà il 5 luglio con la presentazione del romanzo “Parlami in silenzio Modì” di Giovanna Strano.

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